Lavoro - Previdenziale

Il Servizio Previdenziale API Torino si occupa di tre i grandi ambiti : previdenza, assistenza e retribuzioni. Le aziende trovano aiuto per gli adempimenti da effettuare nei confronti dei dipendenti e verso gli Istituti/enti previdenziali ed assistenziali; trovano informazioni sulle disposizioni di legge ed amministrative in materia di previdenza sociale, pensioni, assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e sugli adempimenti riguardanti la gestione separata INPS, oltre che sugli istituti retributivi contrattuali.

Per informazioni - previdenziale@apito.it - Tel 011.4513.248
ULTIMI AGGIORNAMENTI
Archivio lavoro - previdenziale: 
Dal 14 gennaio al 30 aprile 2021
Dal 1 settembre al 21 dicembre 2020

Dal 29 giugno al 27 agosto 2020
Dal 23 giugno al 7 maggio 2020
Dal 4 maggio al 30 marzo 2020
Dal 26 al 23 marzo 2020
Dal 20 al 6 marzo 2020

14 luglio 2021

ENFEA, deliberate nuove prestazioni

A favore di lavoratori e imprese regolarmente iscritti all'ente bilaterale

In data 9 giugno 2021, è stato siglato un accordo tra Confapi da un lato, CGIL, CISL e UIL dall’altra, nel quale si concorda di ampliare le prestazioni di ENFEA a favore di lavoratori e imprese regolarmente iscritti all’ente bilaterale. La decorrenza di tali prestazioni è a partire dal 15 giugno 2021. Di seguito una tabella riepilogativa delle nuove misure introdotte:

 

Lavoratori

PrestazioneMisura

Contributo una tantum rivolto al figlio/a, presenti nel nucleo famigliare, che causa Covid, è ricorso, o ha in corso, trattamenti terapeutici psicologici e/o psichiatrici per un periodo non superiore a mesi 12 dall’inizio del trattamento, dietro presentazione di idonea documentazione fiscaleMax € 1.000,00 per nucleo famigliare

Contributo una tantum in occasione della nascita del figlio/a del/della dipendente€ 2.000,00

A titolo sperimentale per una durata non superiore a mesi 24, contributo, non ripetibile nell’arco della sperimentazione, per spese
odontoiatriche destinato ai componenti del nucleo famigliare (coniuge e/o figli/e) dietro presentazione di idonea documentazione fiscale.Max € 100 per ogni componente del nucleo familiare.

Contributo per acquisto tablet e/o PC destinato ai figli in età scolare fino alla 3a media per sostegno nella didattica a distanza, dietro presentazione di idonea documentazione fiscale.Max € 300,00

Contributo destinato all’assistenza domiciliare, per famigliare convivente con handicap grave, riconosciuto dalle competenti
strutture sanitarie, in presenza di personale con regolare rapporto di lavoro non inferiore a 4 ore giornaliere.€ 500,00 annue

 

Aziende

PrestazioneMisura

Contributo per rimborso spese rimaste a carico dell’azienda in caso di vaccinazione anti Covid effettuata in azienda e/o presso hub e/o struttura privata da personale sanitario (medico competente, personale infermieristico, struttura sanitaria privata).Max € 20 a dipendente per singola inoculazione

Per i rapporti di lavoro stipulati a far data dal 1°gennaio 2021 e fino alla data del 31 dicembre 2023, erogazione di un contributo una tantum per l’assunzione di operatore qualificato per lo svolgimento di mansioni destinate alla transizione digitale, con contratto a tempo pieno e indeterminato, o successivamente alla trasformazione del rapporto in contratto a tempo indeterminato€ 1.000,00

Contributo, una tantum, destinato alle aziende che, in base ad accordi sindacali aziendali o in adesione ad accordi provinciali, nel periodo dal 1°gennaio 2019 al 31 dicembre 2020, hanno utilizzato o utilizzeranno il credito d’imposta per la formazione 4.0 a favore dei dipendenti, a seguito di innovazione tecnologica e/o digitale introdotta– Aziende fino a 30 dipendenti: euro 700;
– Aziende da 31 a 100: dipendenti: euro 900;
– Aziende oltre 100: euro 1300

 

Nei prossimi giorni dovrebbero essere pubblicate sul sito di Enfea le modalità operative, con relativa modulistica, per procedere alla richiesta delle nuove prestazioni.

 

Per ulteriori informazioni rivolgersi allo sportello Bilateralità di API Torino (tel. 011 45 13 213 / 320 / 335, e-mail: unionmeccanica.ebm@apito.it)

12 luglio 2021

Cassa integrazione Covid-19

C'è tempo fino al 7 agosto per presentare le domande integrative
 

Nella circolare n. 99 dell’otto luglio 2021, l’INPS illustra le novità che la legge n. 69 del 2021, di conversione del DL n. 41/2021 (c.d. Sostegni), apporta alla disciplina in materia di integrazioni salariali connesse con l’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Nello specifico, la norma consente ai datori di lavoro che hanno sospeso l’attività lavorativa senza soluzione di continuità a partire dal 1° gennaio 2021 di proseguire a utilizzare i trattamenti di integrazione salariale legati all’emergenza epidemiologica. Il comma 2-bis dell’art. 8 del DL 41/2021, introdotto in fase di conversione, si applica dunque esclusivamente a quei datori che hanno integralmente autorizzate le 12 settimane di trattamenti integrativi per Covid-19 introdotti dalla legge di Bilancio per il 2021. Infatti, tali soggetti, senza quella modifica normativa, sarebbero rimasti privi di ammortizzatori sociali per alcune giornate.

 

In definitiva, ferma restando la durata massima complessiva dei trattamenti come definita dall’articolo 8, commi 1 e 2, del decreto–legge n. 41/2021, possono essere richiesti periodi di integrazione salariale ordinaria o in deroga (CIGO e CIGD) e di assegno ordinario (ASO) del Fondo di integrazione salariale (FIS) e dei Fondi di solidarietà bilaterali che – collocandosi antecedentemente al 1° aprile 2021 – si pongono in regime di continuità con i precedenti, dai datori di lavoro a cui sia stato integralmente autorizzato il periodo di 12 settimane ai sensi della legge di Bilancio 2021.

 

Restano invece valide le domande che riguardino periodi decorrenti dal 29 marzo 2021, così come illustrato dall’Istituto nella circolare n. 72/2021. Quanto poi all’accesso ai trattamenti di integrazione salariale previsti dai commi 1 e 2 dell’articolo 8 del decreto–legge n. 41/2021 (13 settimane per la CIGO e 28 settimane per l’ASO e la CIGD), per periodi che decorrono dal 1° aprile 2021, si prescinde dal ricorso e dalle modalità di utilizzo degli ammortizzatori sociali introdotti dalla legge n. 178/2020: tali trattamenti – spiega l’INPS – potranno continuare a essere richiesti da tutti i datori di lavoro privati, a prescindere dal precedente ricorso agli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro previsti dalla normativa emergenziale, nel rispetto dei termini di presentazione delle domande di accesso previsti dalla medesima normativa.

 

Il requisito dei lavoratori interessati dalle tutele di cui al DL n. 41/2021, rimangono quelli di cui alla citata circolare INPS n. 72/2021, ossia essere alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 marzo 2021.

 

Modalità di richiesta delle integrazioni salariali (CIGO, CIGD e ASO)

I datori di lavoro ai quali siano stati integralmente autorizzati i periodi (12 settimane) previsti dalla legge di Bilancio 2021 e che abbiano già trasmesso domanda di accesso alle prestazioni con causale “COVID 19 -DL 41/2021” per periodi decorrenti dal 29 marzo 2021, possono inviare una domanda integrativa di trattamenti di CIGO, ASO e CIGD, con la medesima causale, per periodi antecedenti alla predetta data e fino al 28 marzo 2021. Tali domande integrative – spiega l’Istituto – devono riguardare i lavoratori occupati presso la medesima unità produttiva oggetto della originaria istanza, anche se non presenti nella medesima domanda, purché risultanti in forza all’azienda alla data del 23 marzo 2021 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 41/2021). Inoltre, precisa l’Istituto, pe quanto attiene alle domande integrative di assegno ordinario e cassa integrazione in deroga, per consentirne la corretta gestione, nel campo note dovrà essere indicato il protocollo della domanda integrata.

 

Le domande integrative dovranno essere trasmesse entro e non oltre il 30° giorno successivo a quello di pubblicazione della circolare n. 99 del 2021 e quindi entro il 7 agosto 2021. Stesso termine per le prime istanze di accesso ai trattamenti di integrazione salariale (CIGO, CIGD e ASO) di cui all’articolo 8, comma 2-bis, del decreto-legge n. 41/2021, il cui periodo di sospensione/riduzione di attività, in regime di continuità con i trattamenti di cui all’articolo 1, comma 300, della legge n. 178/2020, decorra antecedentemente alla data 29 marzo 2021 indicata nella circolare n. 72/2021. L’INPS si riserva di fornire successive istruzioni di per la sistemazione dei flussi UniEmens già inviati dai datori di lavoro, riferiti a periodi ricompresi nelle istanze di integrazione in parola.

 

L’Istituto ribadisce che, per le domande presentate dalle aziende ai sensi del DL Sostegni relative a eventi decorrenti dal 1° aprile 2021, non è richiesta la precedente autorizzazione delle 12 settimane previste dalla legge di Bilancio 2021. Per le medesime domande, quindi, l’INPS conferma la disciplina a regime secondo la quale le istanze devono essere inoltrate, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa. Infine l’INPS ricorda che i datori di lavoro che hanno erroneamente inviato domanda per trattamenti diversi da quelli cui avrebbero avuto diritto o comunque con errori o omissioni che ne hanno impedito l’accettazione, possono trasmettere l’istanza nelle modalità corrette entro 30 giorni dalla comunicazione dell’errore da parte dell’Amministrazione di riferimento, a pena di decadenza, anche nelle more della revoca dell’eventuale provvedimento di concessione emanato dall’Amministrazione competente.

 

Differimento dei termini decadenziali

L’INPS avverte che la legge n. 69/2021, attraverso l’introduzione del comma 3–bis all’articolo 8 del decreto–legge n. 41/2021, è intervenuta anche sulla disciplina concernente i termini decadenziali relativi ai trattamenti di integrazione salariale connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Pertanto, slittano al 30 giugno 2021 i termini decadenziali di invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza da COVID-19 di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni, e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi scaduti nel periodo dal 1° gennaio 2021 al 31 marzo 2021.

L’Istituto sottolinea che non rientrano nel differimento i termini già oggetto della precedente moratoria prevista dall’articolo 11, commi 10-bis e 10-ter, del decreto–legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2021, n. 21 (cfr. il messaggio n. 1008/2021).

 

Per quanto riguarda l’invio dei modelli SR41 e SR43, l’Istituto aggiunge che beneficiano del regime di differimento anche i termini di trasmissione dei dati necessari per il pagamento diretto o per il saldo dei trattamenti connessi all’emergenza da COVID-19 i cui termini di decadenza sono scaduti nel periodo dal 1° gennaio 2021 al 31 marzo 2021. Tale differimento al 30 giugno 2021 riguarda i termini delle trasmissioni riferite sia a eventi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19 conclusi a dicembre 2020, gennaio 2021 e febbraio 2021, sia a quelli le cui autorizzazioni sono state notificate all’azienda nel periodo dal 2 dicembre 2020 al 1° marzo 2021, tenuto conto della singola modalità originariamente applicata dalla Struttura territoriale competente.

Riepilogo di istruzioni operative per i datori di lavoro

Nuove domande di accesso ai trattamenti

I datori di lavoro che, per i periodi oggetto del differimento sopra descritti, non avessero inviato istanze di accesso ai trattamenti, potevano trasmettere domanda entro e non oltre il termine del 30 giugno 2021, utilizzando le medesime causali relative all’emergenza epidemiologica da COVID-19, già istituite con riferimento alle singole discipline.

Domande già inviate e respinte o accolte parzialmente per intervenuta decadenza
Per le domande di accesso ai trattamenti, che ricadono nei periodi per cui opera il differimento dei termini, già inviate e respinte con una motivazione riconducibile alla sola tardiva presentazione della domanda – e, quindi, per intervenuta decadenza dell’intero periodo richiesto – i datori di lavoro, ai fini del riconoscimento dei periodi ricompresi nelle domande trasmesse, non devono riproporre nuove istanze.

Per le domande già inviate e accolte parzialmente per i soli periodi per i quali non era intervenuta la decadenza, i datori di lavoro, ai fini dell’accoglimento anche dei periodi decaduti e rientranti nel differimento dei termini previsto dall’articolo 8, comma 3-bis, del decreto-legge n. 41/2021, dovevano trasmettere una nuova istanza esclusivamente per tali periodi

Modelli SR41 e SR43 semplificati non inviatiI datori di lavoro che, per i periodi oggetto del differimento, non avessero mai inviato i modelli “SR41” e “SR43” semplificati, potevano provvedere alla relativa trasmissione entro e non oltre il termine del 30 giugno 2021.

Modelli SR41 e SR43 semplificati già inviati e respinti

Con riferimento ai modelli “SR41” e “SR43” semplificati, relativi a pagamenti diretti ricompresi nel medesimo arco temporale oggetto di differimento, già inviati e respinti per intervenuta decadenza, i datori di lavoro non devono riproporne l’invio. Le Strutture territoriali provvedono, infatti, alla liquidazione dei trattamenti autorizzati, secondo le istruzioni che verranno fornite successivamente.

7 luglio 2021

Congedo 2021 per i genitori

Le istruzioni dell'INPS per la fruizione in modalità oraria del congedo concesso per i figli affetti da Covid19, o in quarantena da contatto, o in DAD

L’INPS ha emanato una circolare, la n.96 del 5 luglio 2021, per fornire istruzioni in merito al congedo in oggetto, a seguito della conversione in legge del DL n. 30/2021, che ha istituito il congedo 2021 per genitori. Nello specifico, la legge 6 maggio 2021, n. 61 ha introdotto la possibilità di fruire del “congedo 2021 per genitori” anche in modalità oraria. Tale possibilità, puntualizza l’Istituto, varrà dal 13 maggio 2021 al 30 giugno 2021.

 

Le domande potranno aver oggetto periodi di fruizione in modalità oraria del congedo 2021 antecedenti alla data di presentazione delle stesse, purché si collochino entro il periodo temporale sopra specificato. L’INPS precisa altresì che il congedo in parola sarà comunque indennizzato su base giornaliera, ancorché fruito su base oraria.

Quanto alle compatibilità e/o incompatibilità del congedo in modalità oraria, esso può essere fruito da entrambi i genitori, ma in maniera alternata. Nel ribadire tutte le indicazioni già fornite sul tema con la circolare 63 del 2021, l’INPS specifica che il congedo su base oraria:

 

  • è incompatibile con la fruizione del congedo parentale giornaliero da parte dell’altro genitore convivente per lo stesso minore;

  • è compatibile con la fruizione del congedo parentale a ore da parte dell’altro genitore convivente per lo stesso minore, purché le ore all’interno della stessa giornata non si sovrappongano;

  • è compatibile con la fruizione nello stesso giorno, da parte del soggetto richiedente, del congedo parentale a ore;

  • è compatibile con i riposi giornalieri della madre o del padre di cui agli articoli 39 e 40 del D.lgs. n. 151/2001 fruiti nella stessa giornata dal richiedente o dall’altro genitore convivente con il minore, purché le ore all’interno della stessa giornata non si sovrappongano;

  • è compatibile con la fruizione da parte dell’altro genitore, anche per lo stesso figlio e nelle stesse giornate, dei permessi di cui all’articolo 33, commi 3 e 6, della legge n. 104/1992, del prolungamento del congedo parentale di cui all’articolo 33 del D.lgs. n. 151/2001 o del congedo straordinario di cui all’articolo 42, comma 5, del medesimo decreto legislativo; ciò in quanto si tratta di benefici diretti a salvaguardare due situazioni diverse non contemporaneamente tutelabili tramite l’utilizzazione di un solo istituto.

 

L’INPS annuncia che sono incorso gli aggiornamenti informatici atti a permettere la richiesta del congedo in parola; nell’attesa sarà possibile fare richiesta del congedo 2021 per genitori in modalità oraria al proprio datore di lavoro, perfezionando successivamente la richiesta sulla base delle indicazioni che saranno fornite con un successivo messaggio. Quanto alle indicazioni per la compilazione dei flussi UNIEMENS, si rimanda alla lettura integrale della circolare 96/2021.

7 luglio 2021

DISMISSIONE DEL PIN INPS

Avviata la transizione verso le identità digitali SPID, CIE e CNS

Con la circolare del 2 luglio 2021, n. 95, l’INPS ha comunicato che, per assicurare una più graduale transizione dal PIN verso l’utilizzo delle credenziali SPID, CIE e CNS, l’accesso tramite PIN ai servizi online con profili diversi da quello di cittadino non sarà più consentito a partire dal 1° settembre 2021.

 

È dunque necessario che tutti coloro che operano in qualità di intermediari, aziende, associazioni di categoria, pubblica amministrazione, professionista, ecc. si dotino di una credenziale SPID di livello non inferiore a 2, o della CIE (con relativo PIN), o di una CNS entro il mese di agosto 2021. Lo stesso Istituto avvisa che, nel caso di utenti che risultino già dotati di tali strumenti di accesso, potrà provvedere progressivamente ad inibire loro l’accesso attraverso il tradizionale PIN.

18 giugno 2021
Assegni Nucleo Familiare

Nuovi livelli reddituali e maggiorazioni per figli a partire dal 1° luglio 2021

Con il messaggio n. 2331 del 17 giugno 2021, l’INPS annuncia il rilascio della procedura per la presentazione delle domande per la corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare. Inoltre, l’Istituto allega le tabelle contenenti i nuovi livelli reddituali e le maggiorazioni previste per figli a partire dal 1° luglio 2021. Infatti, il decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79 (c.d. Sostegni-bis), all’articolo 5, riconosce agli aventi diritto all’assegno per il nucleo familiare, a decorrere dal 1° luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, una maggiorazione di euro 37,5 per ciascun figlio, per i nuclei familiari fino a due figli, e di euro 55 per ciascun figlio, per i nuclei familiari di almeno tre figli.

 

Le tabelle relative all’adeguamento, con decorrenza 1° luglio 2021, dei livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare alle diverse tipologie di nuclei sono scaricabili da seguente link.

 

Nello specifico, l’Istituto conferma che le tabelle dalla n. 11 alla n. 19, riferite ai nuclei con figli, sono state integrate per tenere conto delle maggiorazioni di cui al citato articolo 5 del decreto-legge n. 79/2021. Gli stessi livelli di reddito e le previste maggiorazioni avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali della prestazione. Gli importi saranno calcolati dall’Istituto comprendendo le relative maggiorazioni e resi disponibili sia al datore di lavoro che al cittadino attraverso le consuete modalità procedurali.

 

L’INPS comunica che i lavoratori dipendenti del settore privato possono inoltrare la domanda telematica di assegno per il nucleo familiare per il periodo valido dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022, utilizzando la specifica procedura presente sul portale dell’Istituto e annuncia che in riferimento alle maggiorazioni previste dall’articolo 5 del decreto-legge n. 79/2021, sarà successivamente emanata un’apposita circolare.

18 giugno 2021

Differimento dei termini decadenziali relativi ai trattamenti connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19

L'INPS comunica in un messaggio le prime indicazioni operative

Con il messaggio n. 2310 del 16 giugno 2021, l’INPS impartisce alcune indicazioni sul differimento dei termini decadenziali dei trattamenti integrativi dovuti all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Tali indicazioni riguardano la trasmissione delle domande e dei dati necessari per il pagamento degli stessi trattamenti integrativi scaduti nel periodo dal 1° gennaio al 31 marzo 2021.

La legge 21 maggio 2021, n. 69, ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41 (c.d. decreto Sostegni) e ha parzialmente innovato la disciplina in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19, precedentemente introdotta dall’articolo 8 del citato decreto–legge. Inoltre ha previsto un differimento dei termini decadenziali relativi ai trattamenti connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e assicurato la copertura dei relativi oneri finanziari.

 

Differimento dei termini decadenziali

in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 41/2021, la legge n. 69/2021 ha introdotto, tra gli altri, il comma 3-bis all’articolo 8 del medesimo decreto, il quale differisce al 30 giugno 2021 i termini decadenziali di invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza da COVID-19 di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni, e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi scaduti nel periodo dal 1° gennaio 2021 al 31 marzo 2021.

 

Rientrano nel differimento dei termini al 30 giugno 2021 tutte le domande di cassa integrazione (ordinaria e in deroga), di assegno ordinario (ASO) dei Fondi di solidarietà bilaterali di cui agli articoli 26 e 40 del D.lgs. n. 148/2015, del Fondo di integrazione salariale (FIS) connesse all’emergenza da COVID-19, i cui termini di trasmissione ordinari sono scaduti nel periodo dal 1° gennaio 2021 al 31 marzo 2021.

L’istituto ricorda che la disciplina a regime, introdotta dal decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, come da ultimo confermata dall’articolo 8, comma 3, del decreto–legge n. 41/2021, prevede che le domande di accesso ai trattamenti connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19 devono essere inoltrate all’Istituto, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

 

Ne deriva che possono beneficiare della moratoria dei termini decadenziali in parola le domande di trattamenti connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19 riferite ai periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa con inizio nei mesi di dicembre 2020, gennaio 2021 e febbraio 2021, nonché le domande plurimensili con inizio dell’evento di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa collocato nei mesi già menzionati che si estende a quelli successivi.

Resta inalterata la disciplina dettata a suo tempo dalle norme di riferimento. In parole semplici- afferma l’INPS – possono beneficiare della proroga dei termini le istanze che rispettino le condizioni di accesso di volta in volta fissate dal legislatore, come illustrate nelle circolari e nei messaggi emanati dall’Istituto in materia. In particolare, l’INPS richiama l’attenzione sul rispetto della durata massima dei trattamenti prevista dalle singole disposizioni con riguardo ai periodi oggetto delle richieste, tenuto conto dei provvedimenti di autorizzazione già adottati che possono avere esaurito la disponibilità in relazione alle singole causali.

 

Non rientrano nel differimento – continua l’INPS – i termini già oggetto della precedente moratoria prevista dall’articolo 11, commi 10-bis e 10-ter, del decreto–legge 31 dicembre 2020, n. 183, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2021, n. 21 (cfr. il messaggio n. 1008 del 9 marzo 2021).

 

Inoltre – prosegue l’Istituto – beneficiano del regime di differimento anche i termini di trasmissione dei dati necessari per il pagamento diretto o per il saldo dei trattamenti connessi all’emergenza da COVID-19 i cui termini di decadenza sono scaduti nel periodo dal 1° gennaio 2021 al 31 marzo 2021.

A tal proposito, in caso di pagamento diretto delle prestazioni da parte dell’Istituto, il datore di lavoro è tenuto a inviare all’INPS tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale (modelli SR41 e SR43 semplificati) entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, oppure entro 30 giorni dalla notifica della PEC che contiene l’autorizzazione, se tale termine è più favorevole all’azienda.

Tuttavia, il differimento al 30 giugno 2021 – conclude l’INPS – riguarda i termini delle trasmissioni riferite sia a eventi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19 conclusi a dicembre 2020, gennaio 2021 e febbraio 2021, sia a quelli le cui autorizzazioni sono state notificate all’azienda nel periodo dal 2 dicembre 2020 a tutto il 1° marzo 2021, tenuto conto della singola modalità applicata originariamente dalla Struttura territoriale competente.

 

In allegato al messaggio n. 2310/2021, l’INPS ha fornito uno schema per orientarsi agevolmente in merito alle numerose e ripetute proroghe dei termini di scadenza per l’invio delle domande e dei dati per il pagamento, oggetto di quest’ultimo differimento. Tale allegato è reperibile qui.

18 giugno 2021

NASPI senza riduzione fino a dicembre

Le prime indicazioni da parte dell'INPS
 

Con il messaggio n. 2309 del 16 giugno 2021, l’INPS conferma la sospensione, fino al 31 dicembre 2021, del meccanismo di riduzione dell’indennità NASpI di cui all’articolo 4, comma 3, del decreto-legislativo 4 marzo 2015, n. 22. Infatti, l’articolo 38 del DL n. 73/2021, cosiddetto decreto Sostegni bis, ne ha disposto la sospensione temporanea. In particolare, fino al 31 dicembre 2021 per le prestazioni in pagamento dal 1° giugno 2021 è sospesa l’ulteriore applicazione dell’articolo 4, comma 3, del decreto legislativo n. 22/2015 e le stesse sono confermate nell’importo in pagamento alla data di entrata in vigore del decreto. Analogamente per le nuove prestazioni decorrenti nel periodo dal 1° giugno 2021 fino al 30 settembre 2021 è sospesa fino al 31 dicembre 2021 l’applicazione dell’articolo citato.

 

Come previsto espressamente dal medesimo articolo 38 del decreto Sostegni bis, dal 1° gennaio 2022 il meccanismo di riduzione della prestazione sarà nuovamente applicato. Pertanto, fa sapere l’INPS, per le prestazioni oggetto della sospensione della riduzione mensile, qualora ancora in essere al 1° gennaio 2022, l’importo sarà calcolato applicando le riduzioni corrispondenti ai mesi di sospensione trascorsi.

 

Infine, l’Istituto precisa che, per l’applicazione della sospensione del meccanismo di riduzione della prestazione NASpI, non è necessario presentare alcuna domanda in quanto si procederà d’ufficio.

7 maggio 2021

Esonero contributivo alternativo alle integrazioni salariali emergenziali

Il via libera della Commissione Europea in un messaggio dell'INPS

L’INPS ha pubblicato le istruzioni operative per la fruizione dell’esonero in argomento nel messaggio n. 1836 del 6 maggio 2021.

 

Dopo lunga attesa, la Commissione Europea ha emanato la decisione C (2021) 1376 final, con la quale si autorizza l’esonero contributivo per i datori di lavoro che non hanno fatto ricorso ai trattamenti d’integrazione salariale emergenziali (ossia connessi con la pandemia da Covid-19) nei mesi di novembre e dicembre 2020, nonché gennaio 2021. L’esonero è normato dal cosiddetto decreto Ristori (DL n. 137/2020).

 

Restano esclusi dalla misura agevolativa i datori di lavoro con codice ATECO rientrante nelle divisioni 64, 65 e 66, per espressa previsione della Decisione della Commissione Europea; sono altresì esclusi i datori di lavoro agricoli, per previsione normativa (art. 12, comma 14 DL n. 137/2020).

 

Come presentare domanda all’INPS

I datori di lavoro interessati dovranno presentare apposita istanza all’INPS tramite il “Cassetto Previdenziale”, funzionalità “Contatti”, selezionando la voce “Assunzioni agevolate e sgravi”, “Sgravi art. 3 DL 104/2020 e art. 12 DL 137/2020”. All’esito positivo della richiesta l’Istituto rilascerà all’azienda il codice autorizzativo 2Q. Nell’istanza, il richiedente dovrà dichiarare di aver usufruito a giugno 2020 di integrazioni salariali connesse al Covid-19 e di non averne invece richieste nelle mensilità di novembre e dicembre 2020, nonché a gennaio 2021. Tale dichiarazione deve riguardare la specifica matricola aziendale o le specifiche unità produttive, in caso siano plurime; inoltre dovrà essere dichiarato l’importo dello sgravio di cui l’azienda vuole avvalersi, parametrato alle ore di integrazione fruite a giugno 2020.

 

L’INPS ribadisce che la richiesta del CA 2Q deve essere inoltrata prima della trasmissione della denuncia contributiva relativa al primo periodo retributivo per il quale si intende esporre l’esonero. L’Istituto chiarisce anche che sulla medesima unità produttiva e nella medesima finestra temporale vige l’alternatività assoluta tra l’esonero in parola e le integrazioni salariali emergenziali; questo principio vale anche laddove tali integrazioni emergenziali siano giustificate da fonti normative diverse. In conseguenza di quanto appena affermato, le sedi territoriali dell’INPS verificheranno se nei mesi di novembre e dicembre 2020, nonché gennaio 2021 non siano presenti tali trattamenti integrativi emergenziali sulle posizioni assicurative delle aziende richiedenti. All’esito positivo di tale controllo rilasceranno il CA 2Q, dandone notifica alle aziende interessate sul Cassetto Previdenziale.

 

L’INPS ricorda altresì che l’effettivo ammontare dell’esonero non può superare la contribuzione datoriale relativa al mese, o ai mesi di astratta spettanza dell’esonero. Si ricorda che tali mesi devono ricadere nel periodo 1° novembre 2020 – 31 gennaio 2021 e comunque al massimo per 4 settimane, per espressa previsione legislativa). Inoltre, l’esonero non può superare la contribuzione dovuta nelle singole mensilità in cui l’azienda si avvale del beneficio (quindi le denunce di competenza delle mensilità tra aprile e agosto 2021).

Infine, l’INPS conferma che l’esonero in parola si può cumulare con altri esoneri o sgravi contributivi nei limiti della contribuzione dovuta e a patto che per le altre misure agevolative non esista un divieto di cumulo.

 

Esposizione dei dati nel flusso Uniemens

Uniemens di competenza dei mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto 2021

  • <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito> inserire il nuovo codice causale L904 – “Conguagli Sgravio Articolo 12 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137”;

  • <ImportoACredito> indicare il relativo importo.

 

I datori di lavoro che hanno sospeso o cessato l’attività, per recuperare lo sgravio spettante, dovranno avvalersi della procedura delle regolarizzazioni contributive (Uniemens/vig), chiedendo l’attribuzione del codice 2Q in relazione ai mesi oggetto di regolarizzazione.

6 maggio 2021

Rimborsi spese dei lavoratori agili

In una risposta dell'Agenzia delle Entrate il regime fiscale da applicare

Con la risposta n.314 del 30 aprile 2021, l’Agenzia delle Entrate chiarisce quale sia il regime fiscale da applicare alle somme corrisposte da un’azienda ai propri dipendenti in smart working  a titolo di rimborso spese.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate afferma che “Ai sensi dell’articolo 51, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), costituiscono reddito di lavoro dipendente «tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Si considerano percepiti nel periodo d’imposta anche le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono».

Tale statuizione sancisce in pratica – continua l’Agenzia – “il c.d. principio di onnicomprensività del concetto di reddito di lavoro dipendente fiscalmente rilevante, in base al quale sia gli emolumenti in denaro sia i valori corrispondenti ai beni, ai servizi ed alle opere offerti dal datore di lavoro ai propri dipendenti costituiscono redditi imponibili e, in quanto tali, concorrono alla determinazione del reddito di lavoro dipendente. Ne discende, in linea generale, che tutte le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore, anche a titolo di rimborso spese, costituiscono per quest’ultimo reddito di lavoro dipendente.

In relazione alla rilevanza reddituale dei rimborsi spese – fa tuttavia  presente l’Agenzia delle Entrate – la circolare 23 dicembre 1997, n. 326 ha affermato, in generale, che possono essere esclusi da imposizione quei rimborsi che riguardano spese, diverse da quelle sostenute per produrre il reddito, di competenza del datore di lavoro, anticipate dal dipendente, ad esempio, per l’acquisto di beni strumentali di piccolo valore, quali la carta della fotocopia o della stampante, le pile della calcolatrice, etc..

Il concetto della onnicomprensività di reddito di lavoro dipendente, è stato ulteriormente approfondito nella risoluzione 9 settembre 2003, n. 178/E nella quale è stato chiarito che non concorrono alla formazione della base imponibile le somme che non costituiscono un arricchimento per il lavoratore (è il caso, ad esempio, degli indennizzi ricevuti a mero titolo di reintegrazione patrimoniale) e che non sono fiscalmente rilevanti, in capo al dipendente, le erogazioni effettuate per un esclusivo interesse del datore di lavoro.

Il principio di mera reintegrazione patrimoniale del dipendente in caso di rimborso di spese sostenute nell’esclusivo interesse del datore è stato ribadito nella risoluzione 7 dicembre 2007, n. 357/E nell’affrontare una specifica questione in merito ai costi dei collegamenti telefonici. Nel citato documento di prassi è stato precisato che le somme erogate per rimborsare i costi dei collegamenti telefonici non siano da assoggettare a tassazione essendo sostenute dal telelavoratore per raggiungere le risorse informatiche dell’azienda messe a disposizione dal datore di lavoro e quindi poter espletare l’attività lavorativa. Nel medesimo documento di prassi, si è ritenuto opportuno, altresì, chiarire che il rimborso dei costi relativi ai collegamenti telefonici configurava un’ipotesi considerata dalla citata circolare n. 326 del 1997 di rimborso di spese di interesse esclusivo del datore di lavoro anticipate dal dipendente.

Occorre inoltre ricordare, che in sede di determinazione del reddito di lavoro dipendente, le spese sostenute dal lavoratore e rimborsate in modo forfetario sono escluse dalla base imponibile solo nell’ipotesi in cui il legislatore abbia previsto un criterio volto a determinarne la quota che, dovendosi ritenere riferibile all’uso nell’interesse del datore di lavoro, può essere esclusa dall’imposizione (vedasi quanto previsto dall’articolo 51, comma 4, lettera a), del TUIR, relativamente all’utilizzo promiscuo di autovetture).

Circa la modalità di determinazione dell’ammontare della spesa rimborsata, nella risoluzione 20 giugno 2017, n. 74/E è stato affermato che qualora il legislatore non abbia provveduto ad indicare un criterio ai fini della determinazione della quota esclusa da imposizione, i costi sostenuti dal dipendente nell’esclusivo interesse del datore di lavoro, devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, documentalmente accertabili, al fine di evitare che il relativo rimborso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

Nell’ipotesi prospettata, l’Istante rappresenta che il criterio per determinare la quota dei costi da rimborsare ai dipendenti in smart working, in sostanza, si basa su parametri diretti ad individuare costi risparmiati dalla Società che, invece, sono stati sostenuti dal dipendente. Sulla base di tale considerazione, si ritiene corretto che la quota di costi rimborsati al dipendente, possa considerarsi riferibile a consumi sostenuti nell’interesse esclusivo del datore di lavoro.

In ragione di quanto affermato l’Agenzia delle Entrate ha concordato con la soluzione prospettata dal contribuente e, pertanto, ha ritenuto che le somme erogate dalla Società al fine di rimborsare il dipendente dei costi sostenuti attraverso le modalità rappresentate non siano imponibili ai fini IRPEF.

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