Aspetti tecnici

L’Area Tecnica API Torino è il punto di riferimento per la corretta applicazione delle normative su sicurezza, igiene del lavoro, ambiente e territorio e fornisce consulenza qualificata, assistenza e supporto anche sui temi dell’energia, qualità, normazione e trasporti. Viene fornita un’accurata e approfondita analisi normativa di tutti gli aspetti tecnici inerenti la gestione aziendale.
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ULTIMI AGGIORNAMENTI
Archivio Lavoro - sindacale
Aggiornamenti dal 21 marzo al 22 aprile

22 settembre

Ordinanza 21 settembre 2020 - Trasferimenti da e per la Francia

Le nuove indicazioni, cambiano le regole per gli ingressi

 

A partire dal 22 settembre 2020, e fino all’emanazione di un nuovo DPCM, comunque non oltre il 7 ottobre 2020, è modificata la disciplina degli ingressi in Italia da alcune regioni della Francia; è invece stata allentata la regolamentazione per Serbia e Bulgaria (G. U. n. 234 del 21 settembre 2020, Ordinanza del Ministro della Salute 21 settembre 2020).

 

L’Ordinanza ha esteso gli obblighi già previsti dall’Ordinanza del 12 agosto 2020 anche alle persone in ingresso in Italia (ad eccezione di transiti o soggiorni per motivi di lavoro di durata inferiore a 120 ore) che, nei 14 giorni precedenti, abbiano soggiornato o transitato nelle seguenti Regioni francesi, Alvernia-Rodano-Alpi; Corsica; Hauts-de-France; Île-de-France; Nuova Aquitania; Occitania; Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

 

Tali obblighi sono:

  • attestare di essersi sottoposte nelle 72 ore precedenti l’ingresso in Italia a test molecolare o antigenico, a mezzo di tampone risultato negativo, oppure, in alternativa, di sottoporsi a tale test nella ASL competente entro 48 ore dall’ingresso, rimanendo nel frattempo in isolamento;

  • di comunicare il proprio ingresso al dipartimento prevenzione della ASL territorialmente competente.

 

Per le restanti regioni francesi, esclusi i territori extra-europei, è confermata la libertà di circolazione senza motivazione e senza obbligo di isolamento fiduciario, fermo restando l’obbligo di autocertificazione per l’ingresso in Italia di cui all’articolo 5 del DPCM 7 agosto 2020.

8 settembre

Emergenza Covid-19, le novità circa i trasferimenti da e per l’estero

DPCM 7 settembre 2020, in vigore dal 7 al 30 settembre

 

Il nuovo DPCM conferma l’obbligo di sottoporsi a tampone per chi torna da alcuni Paesi a rischio e il divieto di ingresso in Italia da altri.

 

Lunedì 7 settembre è entrato in vigore un nuovo Dpcm relativo alle misure da adottare per fare fronte a Covid-19. Questo provvedimento, sempre finalizzato a limitare il contagio da coronavirus, sarà valido fino al 30 settembre. Nel provvedimento rimane l’obbligo di sottoporsi a tampone per chi torna da alcuni Paesi a rischio e il divieto di ingresso in Italia da altri.


Continua il divieto di ingresso in Italia per chi proviene da Armenia, Bahrein, Bangladesh, Bosnia Erzegovina, Brasile, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana, Kosovo, Montenegro, Serbia e Colombia. Confermato l’obbligo di sottoporsi a tampone per chi torna da 4 Paesi: Croazia, Grecia, Malta, Spagna.

 

Il nuovo provvedimento del governo, quindi, conferma la validità dell’ordinanza firmata il 12 agosto dal Ministro della Salute Roberto Speranza per controllare chi torna dall’estero.

 

Le regole per i viaggi, come spiegano le disposizioni del governo, sono diverse a seconda dello Stato di provenienza o destinazione e delle motivazioni degli spostamenti. Sono previsti sei elenchi di Paesi.


Nell’elenco A ci sono la Repubblica di San Marino e lo Stato della Città del Vaticano peri quali non è prevista nessuna limitazione; nell’elenco B ci sono i Paesi Ue (compresi Croazia, Grecia, Malta, Spagna; Romania e Bulgaria per i quali però vigono le indicazioni dell’ordinanza firmata il 12 agosto dal Ministro della Salute), i Paesi Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord, Andorra e Principato di Monaco: gli spostamenti da e per questi territori sono consentiti senza necessità di motivazione, quindi anche per lo svolgimento di attività lavorative, e senza obbligo di isolamento al rientro. Rimane l’obbligo di compilare un’autodichiarazione al rientro in Italia.


Regole diverse per Croazia, Grecia, Malta, Spagna: chi entra/rientra in Italia da questi Paesi (dopo soggiorno o transito nei 14 giorni precedenti) ad eccezione di transiti o soggiorni per motivi di lavoro di durata inferiore a 120 ore deve presentare un’attestazione di essersi sottoposto, nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, a test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone e risultato negativo. Oppure deve sottoporsi al test all’arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine entro 48 ore dall'ingresso in Italia. Nell’attesa deve stare a casa in isolamento fiduciario.


L’elenco E comprende gli spostamenti da e per Paesi extra Ue, quindi il resto del mondo e sono consentiti solo in presenza di precise motivazioni, quali: esigenze lavorative, motivi di salute o di studio, assoluta urgenza, rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Non sono quindi consentiti spostamenti per turismo.

 

Il rientro in Italia da questo gruppo di Paesi è sempre consentito ai cittadini italiani/Ue/Schengen e loro familiari, ai titolari di permesso di soggiorno e loro familiari. Al rientro in Italia è necessario sottoporsi a isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria, compilare un'autodichiarazione con la motivazione che consente il rientro e si può raggiungere la propria destinazione solo con mezzo privato.

Per tutti i Paesi, comunque, il governo raccomanda di consultare la Scheda di interesse su Viaggiare Sicuri, per verificare eventuali restrizioni all’ingresso da parte delle autorità locali.

 

Rispetto alle regole appena descritte per i vari Paesi sono previste alcune eccezioni, ad esempio, ad alcune condizioni, per chi fa ingresso in Italia per un periodo non superiore alle 120 ore per comprovate esigenze di lavoro, salute o assoluta urgenza; oppure per chi transita, con mezzo privato, nel territorio italiano per un periodo non superiore a 36 ore.

Ovviamente, non è permesso l'ingresso in Italia, per i casi positivi, per chi presenta sintomi legati al Covid-19 (o li ha presentati negli 8 giorni precedenti al viaggio), per chi ha avuto contatti stretti con un positivo nei 14 giorni precedenti.

31 luglio

Crediti di imposta – Adeguamento locali, sanificazione, DPI e gestione del rischio COVID

 

Come già riportato nella Newsletter Api Torino del 14/07/2020, con oggetto “Comunicazione delle spese ammissibili al credito di imposta al 60%”, si sottolineano alcuni aspetti di natura tecnica relativi alla documentazione e requisiti necessari per poter godere dell’agevolazione.

 

Con gli articoli 120 e 125 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (Decreto Rilancio), sono stati introdotti, rispettivamente, i seguenti crediti d’imposta:

 

  • per gli interventi e gli investimenti necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus Covid-19;

  • per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.

 

Adeguamento ambienti di lavoro

L’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 20/E ha chiarito che possono beneficiare del credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico, le associazioni, le fondazioni e gli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore.

 

L’ammontare del credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro corrisponde al 60 % delle spese ammissibili sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 Euro.

 

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è utilizzabile in due modalità alternative:

 

  1. esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 (modello F24);

  2. entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito.

 

La Comunicazione delle spese per l’adeguamento degli ambienti di lavoro può essere inviata dal 20 luglio 2020 al 30 novembre 2021.

 

Il modello per comunicare le spese ammissibili al credito di imposta dovrà essere inviato esclusivamente con l’apposito servizio web presente nell’area riservata del sito internet o tramite i canali telematici dell’Agenzia, e riceverà risposta entro cinque giorni.

 

Sanificazione e DPI

L’ ’articolo 125 del DL Rilancio ha previsto l’assegnazione di un credito d’imposta pari al 60 per cento delle spese per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi utili a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti quali, a titolo esemplificativo:

  • mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3,

  • guanti,

  • visiere di protezione, occhiali protettivi,

  • tute di protezione, calzari

  • termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, comprese le relative eventuali spese di installazione.

 

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate pubblicato il 10 luglio 2020 prevede un credito d’imposta pari al 60% della spesa sostenuta, fino ad un massimo di 60.000 Euro, introdotto dal decreto Rilancio.

 

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione è utilizzabile successivamente al sostenimento delle spese agevolabili nelle seguenti modalità:

 

  • in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 (modello F24);

  • nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa;

  • entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito.

 

La comunicazione delle spese per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione potrà essere inviata, invece, dal 20 luglio al 7 settembre 2020.

 

Aspetti tecnici

La circolare 20/E dell’Agenzia delle entrate riportante le modalità operative di richiesta del credito d’imposta stabilisce, in merito a sanificazione e DPI, alcuni aspetti tecnici da tenere in considerazione.

 

Nello specifico relativamente all’attività di sanificazione considerato che la norma non fa riferimento in modo specifico all’“acquisto” (e, quindi, a modalità di approvvigionamento del bene o del servizio da economie terze), essa, in presenza di specifiche competenze già ordinariamente riconosciute, può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi di propri dipendenti o collaboratori, sempre che rispetti le indicazioni contenute nei Protocolli di regolamentazione vigenti, come attestato da documentazione interna.

 

Se l’attività di sanificazione è stata svolta da ditta esterna, bisogna controllare che la stessa sia autorizzata ad effettuare la specifica attività (verifica su visura camerale dell’autorizzazione ai sensi del D.M. 274/97) conservando i certificati di avvenuta sanificazione rilasciati, con l’indicazione della data dell’attività, dei locali oggetto di sanificazione e dei prodotti utilizzati.

Se l’attività è stata svolta dal proprio personale dipendente, l’ammontare della spesa agevolabile può essere determinata moltiplicando il costo orario del lavoro del soggetto impegnato a tale attività per le ore effettivamente impiegate nella medesima. Risulta pertanto necessario istituire un registro/foglio ore da cui si possa ricavare chi ha effettuato l’attività e la durata della stessa.

 

Relativamente invece ai DPI e agli altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori (mascherine chirurgiche e semimaschere FFP2 e FFP3), la circolare prevede che le spese siano considerate ammissibili ai fini del credito d’imposta solo in presenza di documentazione che attesti la conformità degli stessi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea.

 

Si consiglia pertanto di conservare tutta la documentazione fornita dal fornitore (foglietti illustrativi, certificati di conformità, rapporti tecnici, documentazione fotografica), ai fini di eventuali controlli. Riteniamo inoltre che, nonostante la circolare non faccia esplicito riferimento, si possa fare richiesta di credito d’imposta anche per le mascherine chirurgiche e i DPI validati in deroga, rispettivamente dall’ISS e dall’INAIL.

14 luglio

Sicurezza sul lavoro

Formazione sicurezza ai tempi del Covid-19

 

E’ stata autorizzata la formazione professionale in presenza in modo più esteso, nel rispetto delle linee guida previste a livello nazionale.
 

Facendo seguito alle precedenti comunicazioni in materia di formazione sulla sicurezza sul lavoro durante l’emergenza da Covid-19, informiamo che la Regione Piemonte il 29 giugno 2020 con il Decreto n. 72 “Ulteriori disposizioni attuative per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Ordinanza ai sensi dell’art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in materia di igiene e sanità pubblica. Parziale revoca ed integrazione del D.P.G.R. n. 68 del 13 giugno 2020” ha definito che dal 30 giugno 2020, è consentito ai soggetti pubblici e privati svolgere le attività di formazione professionale nel rigoroso rispetto di quanto previsto dalla scheda tecnica “Formazione professionale” contenuta nelle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative” allegate sub 1 al Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 68 del 13 giugno 2020.

 

Pertanto, nel rispetto delle linee guida citate previste a livello nazionale, viene autorizzata la formazione in presenza in modo più esteso, non solo nel caso dei laboratori o delle altre attività non eseguibili in smart working. Tutte le attività di formazione (compresa la formazione teorica in aula), possono essere svolte in presenza, anche in gruppo, in conformità alle relative Linee guida.

23 giugno

Covid-19, costituito il Comitato Territoriale API-CGIL, CISL, UIL

Ha il compito di aiutare le aziende nelle operazioni di prevenzione della salute e sicurezza sul lavoro nella fase emergenziale.

 

E’ stato costituito il Comitato Territoriale API Torino -CGIL, CISL, UIL in materia di Covid-19. Il Comitato ha il compito di agevolare gli interventi in favore delle imprese e dei lavoratori in tema di sicurezza e prevenzione, monitorando le modalità con cui le imprese hanno gestito la fase di ripartenza delle attività con presenza di rischio COVID.

 

Questo organismo recepisce quindi il contenuto del Protocollo del 24 aprile 2020, di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro come richiamato nel DPCM del 26 aprile 2020.

 

Il Protocollo al punto 13, secondo comma prevede infatti la possibilità di costituire un Comitato Territoriale che possa intervenire, quando, per la particolare tipologia di impresa e per il sistema delle relazioni sindacali, non è possibile creare Comitati Aziendali adibiti alle operazioni e agli interventi di prevenzione ed in particolare non è presente la figura del RLS interno all’azienda.

 

In particolare, il Comitato Territoriale costituito da API Torino e da CGIL, CISL, UIL oltre che dal proprio Organismo Paritetico Provinciale di Confapi (OPPC), ha tre compiti:

  • supportare le aziende ed i lavoratori, dove non sia stato costituito il Comitato Aziendale, per una corretta interpretazione e applicazione delle linee guida nazionali alla luce delle quali elaborare i propri protocolli secondo le peculiarità della propria organizzazione;

  • divulgare le buone prassi con programmi di informazione e formazione dei lavoratori circa le misure previste dal Protocollo nazionale;

  • coinvolgere, stimolare e dialogare, qualora necessario, con i soggetti Istituzionali e le autorità sanitarie locali per creare sinergie volte a potenziare le misure di supporto necessarie a lavoratori ed alle aziende volte ad affrontare la fase di riapertura delle attività per un graduale raggiungimento della piena operatività.

 

Per maggiori informazioni e per interventi, è possibile contattare la segreteria del Comitato Territoriale presso API Torino ai numeri telefonici 011-4513262 oppure scrivendo alla mail oppc@apito.it.

29 aprile

PRIME INDICAZIONI GENERALI PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI IN EMERGENZA COVID-19


PRODUTTORI INIZIALI DI RIFIUTI
Il Decreto Cura Italia è legge dello Stato: la Camera, infatti, nella seduta di venerdì 24 aprile 2020 ha approvato, in via definitiva, il decreto recante "misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19", cosiddetto Cura Italia, appunto.
La legge entrerà in vigore alla pubblicazione in Gazzetta.
Relativamente alla tematica rifiuti è stato inserito in sede di conversione in legge l'articolo 113-bis che consente il deposito temporaneo dei rifiuti fino ad un quantitativo massimo doppio, mentre il limite temporale massimo non può avere durata superiore a 18 mesi, fermo restando il rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione incendi.

 

La Regione Piemonte ha inoltre emesso una nota, in riferimento alla particolare situazione emergenziale che si sta attraversando e facendo seguito alle indicazioni contenute nel Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità COVID-19 n. 3/2020 in cui si precisa che anche i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) utilizzati all’interno di attività economiche produttive, per la tutela da COVID-19, quali mascherine e guanti, devono essere assimilati agli urbani ed in particolare devono essere conferiti nel rifiuto indifferenziato al fine della raccolta da parte del soggetto gestore del servizio rifiuti.


IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI
A causa della complessa situazione emergenziale connessa al COVID-19 e in seguito all'espressione sul delicato tema della corretta gestione dei rifiuti (dal servizio di raccolta al trattamento e allo smaltimento finale) da parte sia di ISPRA (con il documento di supporto alla gestione delle emergenze recante “prime indicazioni per la gestione dei rifiuti) che del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare (con la circolare ministeriale  recante “Criticità nella gestione dei rifiuti per effetto dell'emergenza COVID-19- Indicazioni), la Regione Piemonte, accogliendo le richieste dei succitati Enti, si è espressa a mezzo del D.P.G.R. 15 Aprile 2020, n. 44, per il ricorso temporaneo a particolari forme di gestione dei rifiuti per garantire la continuità delle attività ed operazioni connesse alla raccolta differenziata dei rifiuti, al fine di scongiurare interruzioni di servizio dovute alla situazione emergenziale Covid-19

Di seguito si riportano le principali attività introdotte dal Decreto.
 

  1. Gli impianti di gestione dei rifiuti, autorizzati ai sensi dell’articolo 208 del decreto legislativo 152/2006  (Autorizzazione in via ordinaria), relativamente alle operazioni di messa in riserva (R13) e/o deposito preliminare (D15) - anche propedeutiche al successivo recupero/trattamento - qualora tecnicamente possibile e garantendo il rispetto delle norme di buona tecnica, anche al fine di scongiurare pericoli di incendio, possono aumentare fino a un tempo massimo di 6 mesi i limiti temporali previsti in autorizzazione e aumentare la capacità annua di stoccaggio e la capacità istantanea di stoccaggio nel limite massimo del:

    20% rispetto ai quantitativi previsti in autorizzazione anche in deroga (per i quantitativi aggiuntivi) all'adeguamento delle garanzie finanziarie a favore delle Province/Città Metropolitana di Torino,

    oppure


    50% rispetto ai quantitativi previsti in autorizzazione provvedendo ad adeguare le garanzie finanziarie (per i quantitativi aggiuntivi superiori al 20%) a favore delle Province/Città Metropolitana di Torino entro 45 giorni dalla presentazione della Comunicazione.
     

  2. Il Decreto stabilisce inoltre di applicare le stesse disposizioni in relazione agli aumenti delle capacità di messa in riserva (R13) anche per gli impianti che operano ai sensi degli artt. 214 e 216 del decreto legislativo 152/2006 (Autorizzazioni in via semplificata) ferme restando le “quantità massime” fissate dal decreto ministeriale 5 febbraio 1998 (allegato IV) In deroga alle disposizioni del decreto del ministro dell'ambiente 350/1998; per i quantitativi aggiuntivi non sono previsti eventuali conguagli al diritto di iscrizione annuale.
     

  3. I suddetti impianti (autorizzati ai sensi degli artt. 208, 214 e 216 del D.Lgs. 152/06), nel rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione incendi, possono derogare a quanto previsto dalla normativa sul deposito temporaneo e in particolare:
    i rifiuti gestiti in deposito temporaneo possono essere avviati ad operazioni di recupero o smaltimento con frequenza semestrale, invece che trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
    - devono essere inviati ad operazione di recupero e smaltimento i quantitativi di rifiuti in deposito temporaneo che raggiungano i 60 metri cubi di cui al massimo 20 metri cubi di rifiuti pericolosi, invece di 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi:
    In ogni caso, il deposito temporaneo non può avere durata superiore 18 mesi
     

  4. Al fine di stoccare provvisoriamente i materiali derivanti dalle attività di recupero, che momentaneamente non trovano collocazione presso il mercato, sono sospesi i termini per l’avvio all’utilizzo dei predetti materiali.
     

  5. Al fine di garantire la chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti, i gestori delle discariche per rifiuti non pericolosi possono ricevere, su motivata istanza da parte dei suddetti impianti, e per il solo periodo di validità della presente ordinanza, i rifiuti derivanti dal trattamento delle frazioni di rifiuti raccolte in maniera differenziata, provenienti esclusivamente e direttamente dagli impianti di selezione e recupero localizzati sul territorio regionale, anche qualora i relativi codici EER non siano presenti tra quelli contenuti in autorizzazione (purché non siano rifiuti pericolosi); ciò per consentire l’ingresso in discarica dei rifiuti derivanti dal trattamento che non trovano più collocazione presso le originarie destinazioni.

 

Le misure sopra indicate sono subordinate al rispetto delle seguenti condizioni: 
 

  • la garanzia di spazi adeguati di stoccaggio in relazione all’aumento previsto dei volumi di rifiuti in deposito per scongiurare anche pericoli di incendi;

  • l’adeguamento alle Linee Guida per la prevenzione del rischio incendio nonché il rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione incendi e delle disposizioni in materia di elaborazione dei Piani di emergenza;

  • che le modalità di gestione interna di tali aree e i maggiori quantitativi stoccati siano compatibili con i presidi antincendio adottati; a fronte di maggiori quantitativi dovrà essere effettuata una valutazione del rischio incendio onde verificare che le variazioni apportante non comportino un aggravio del rischio stesso;

  • adeguati sistemi di raccolta e trattamento degli eventuali ed ulteriori eluati prodotti dai materiali stoccati in relazione alle caratteristiche chimico fisiche dei rifiuti;

  • la presenza di sistemi di copertura, anche mobili, necessari per limitare gli effetti di agenti atmosferici e le emissioni odorigene laddove necessario per la natura putrescibile dei rifiuti;

  • l’esistenza di idonei sistemi di confinamento e contenimento atti a segregare il maggior quantitativo di rifiuti stoccati rispetto al quantitativo ordinario;

  • che l’utilizzo di aree all’aperto, qualora esterne al perimetro approvato ai sensi del regolamento regionale 20 febbraio 2006, n. 1/R, sia gestito secondo i principi del regolamento stesso.

 

COMUNICAZIONI

Relativamente ai punti 1, 2 e 5 la comunicazione deve essere inviata alla Regione Piemonte tramite PEC all’indirizzo mail “territorio-ambiente@cert.regione.piemonte.it", citando nell’oggetto “Ordinanza regionale stoccaggi rifiuti” e inoltre a

  • Prefettura

  • Provincia/Città Metropolitana

  • ASL di competenza

  • Comuni interessati

  • Dipartimento territorialmente competente di ARPA Piemonte

  • Direzione regionale VV.F. Piemonte; 

 

La comunicazione deve essere accompagnata da una relazione a firma di un tecnico abilitato o del Direttore Tecnico dell'impianto, che attesti, oltre al rispetto di quanto indicato nell’autorizzazione in essere, i quantitativi di rifiuti oggetto della richiesta di aumento (con l'indicazione anche dei codici EER e, per gli impianti in procedura semplificata, delle tipologie dei rifiuti), e il rispetto delle condizioni elencate sopra

Entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione gli enti in indirizzo possano disporre e comunicare agli impianti eventuali prescrizioni adeguatamente motivate, che devono essere trasmesse contestualmente alla Regione, all’indirizzo PEC sopra indicato, nonché alle altre autorità competenti citate nel presente atto.
 

Relativamente ai punti 3 e 4 la comunicazione deve essere inviata alla Regione Piemonte tramite PEC alla mail territorioambiente@cert.regione.piemonte.it“, citando nell’oggetto “Ordinanza regionale stoccaggi rifiuti e inoltre a

  • Provincia/Città Metropolitana

  • ASL di competenza

  • Comuni interessati

  • Dipartimento territorialmente competente di ARPA Piemonte

  • Direzione regionale VV.F. Piemonte.


Le comunicazioni devono dare evidenza delle tipologie di rifiuti/ materiali derivanti dalle attività di recupero e dei quantitativi interessati. 


Entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione gli enti in indirizzo possano disporre e comunicare agli impianti eventuali prescrizioni adeguatamente motivate, che devono essere trasmesse contestualmente alla Regione, all’indirizzo PEC sopra indicato, nonché alle altre autorità competenti citate nel presente atto.
 

28 aprile

Ultime disposizioni per le imprese edili/impiantistiche

Il DPCM del 26 Aprile 2020 prevede l’apertura di tutto il settore edile per Lunedì 4 maggio 2020.

 

In attesa che vengano aggiornate (contiamo entro fine mese) anche le linee guida per il contenimento del contagio sui cantieri edili (attualmente sono in vigore quelle sottoscritte da tutte le parti sociali il 24 marzo scorso.), sono già disponibili le Linee guida per Anas e Rfi, sottoscritte dalle Parti Sociali tra cui anche ANIEM, condivise con il MIT come già nel mese scorso.

 

È immaginabile che, come già l’altra volta, i due documenti tenderanno ad essere molto simili e, pertanto, quelle del MIT rappresentano, per tutto il settore, un primo punto di riferimento necessario alla riapertura dei cantieri: è quindi doveroso attrezzarsi con cura.

 

API Torino e il Collegio Edile API Torino sono a disposizione delle imprese del settore edile anche per eventuali interventi di formazione del personale e assistenza nella predisposizione dei documenti da inviare in Prefettura e di quelli che dimostrino il recepimento aziendale del Protocollo Edilizia.

 

Nell’attesa vi ricordiamo che in questa settimana restano in vigore le disposizioni già in essere e quindi:

  • le imprese che possiedono il Codice Ateco 42 possono operare sulle infrastrutture dei nostri territori (a parte il 42.99.01 e il 42.99.09);

  • possono operare anche le aziende con il codice Ateco il 43.2 (installazione di impianti elettrici, idraulici ed altri lavori di costruzione e installazione);

  • restano invece SOSPESE le attività delle aziende con il Codice Ateco 41, che operano nell’edilizia.

 

Anche per le aziende sospese restano valide le disposizioni di cui all’Art. 2 punto 12 del DPCM del 10/4, che prevede “… è ammesso, previa comunicazione al Prefetto, l’accesso ai locali aziendali di personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento di attività di vigilanza, attività conservative e di manutenzione, gestione dei pagamenti nonché attività di pulizia e sanificazione. È consentita, previa comunicazione al Prefetto, la spedizione verso terzi di merce giacente in magazzino, nonché la ricezione in magazzino di beni e forniture”.

 

La comunicazione al Prefetto, dalle prime interpretazioni, sarà necessaria solo più per le attività che ancora non potranno aprire il prossimo 4 maggio; mentre per tutte le altre attività nell’ambito di attività propedeutiche potranno entrare in azienda senza necessità di comunicazione alla Prefettura.

 

Segnaliamo inoltre che da lunedì 27 possono riaprire, previa comunicazione alle Prefetture competenti, le imprese ritenute strategiche che, sulla base di quanto comunicato dai Ministeri Sviluppo Economico, Salute, Infrastrutture e Trasporti a quello dell’Interno, comprendono anche i cantieri dell’edilizia residenziale pubblica, scolastica e penitenziaria oltre che per arginare il dissesto idrogeologico.

 

Nel caso l’azienda ritenga  di accedere a questa disposizione, anche per approntare l’effettiva apertura dei cantieri per la settimana prossima, sarà possibile rivolgersi ai tecnici ed ai funzionari di API Torino e del Collegio Edile Aniem API Torino.

 

L’interpretazione data dagli organi di governo alla "rilevanza strategica per l'economia nazionale", porta a fare riferimento a quelle imprese che svolgono attività la cui prolungata sospensione rischia di determinare riflessi negativi sull'intera economia nazionale la perdita di quote di mercato.

 

I tecnici e i funzionari di API Torino e del Collegio Edile Aniem API Torino, sono a completa disposizione delle imprese del settore per ogni chiarimento in proposito (è possibile scrivere a sertec@apito.it oppure collegioedile@apito.it oppure telefonare a 011.4513262).

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