FAQ

In questa pagina troverete FAQ su diversi argomenti:


 

ATTIVITÀ PRODUTTIVE, PROFESSIONALI E SERVIZI


Quali sono le novità previste dal Dpcm 26 aprile 2020?
Dal 4 maggio 2020 ripartono diverse attività produttive e industriali, le attività per il settore manifatturiero e quello edile, insieme a tutte le attività all’ingrosso ad essi correlati, con l’obbligo di rispetto delle regole vigenti in materia di sicurezza sul lavoro. Nel dettaglio risultano consentite tutte le attività indicate nell’allegato 3 del Dpcm 26 aprile 2020, tra le quali, rispetto al dpcm del 10 aprile 2020, risultano ora ricomprese anche quelle relative al settore del tessile, della moda, dell'auto, dell'industria estrattiva, della fabbricazione di mobili.

E’ ancora necessario inviare comunicazione al Prefetto della Provincia ove è ubicata l’azienda?
L’elenco del Dpcm 26 aprile 2020 deve considerarsi esaustivo, nel senso che non è più prevista la comunicazione al prefetto per proseguire le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, le attività dell'industria dell'aerospazio e della difesa, incluse le lavorazioni, gli impianti, i materiali, i servizi e le infrastrutture essenziali per la sicurezza nazionale e il soccorso pubblico, nonché le attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere produttive.

 

Quali sono le regole in materia di salute e sicurezza sul lavoro da seguire per le aziende che riaprono il 4 maggio 2020?
Le imprese le cui attività non sono sospese dovranno rispettare i contenuti dei protocolli di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro (Allegato 6 al dpcm 26 aprile 2020), nei cantieri (Allegato 7), nel settore del trasporto e della logistica (Allegato 8), espressamente indicati all’articolo 2, comma 6, del dpcm 26 aprile 2020 e a quest'ultimo allegati. La mancata attuazione dei protocolli che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.


Le attività professionali, come per esempio quella di amministratore di condominio, devono essere sospese se svolte nella forma di impresa?
Tutte le attività professionali, a prescindere dalla forma con cui vengono svolte, sono espressamente consentite in quanto prevale la natura dell’attività non la forma con cui la stessa si esercita. L’articolo 2, comma 2, del Dpcm 26 aprile 2020 prevede che qualsiasi attività, anche se sospesa, può continuare ad essere esercitata se organizzata in modalità a distanza o lavoro agile (circostanza applicabile anche alle amministrazioni condominiali).

 

Le attività sospese possono continuare se svolte in modalità da remoto?
Le attività produttive sospese in conseguenza delle disposizioni del dpcm 26 aprile 2020 possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile.


Per le attività sospese è ammesso l’accesso ai locali aziendali?
Per le attività produttive sospese è ammesso, come in precedenza previa comunicazione al Prefetto, l’accesso ai locali aziendali di personale dipendente o terzi delegati per attività di vigilanza, conservative e di manutenzione, gestione dei pagamenti, pulizia e sanificazione.

Per le attività sospese è consentita la spedizione di merci in giacenza e il ricevimento di beni e forniture?
Si, previa comunicazione al Prefetto.

 

SPOSTAMENTI

Chi si trova fuori dal proprio domicilio, abitazione o residenza potrà rientrarvi?
Sì. Il decreto prevede che sia in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza, anche se comporta uno spostamento  tra regioni diverse.
Una volta che si sia fatto rientro presso il domicilio/abitazione/residenza, come consentito dal dPCM 26 aprile 2020, è possibile spostarsi nuovamente al di fuori della Regione di domicilio/abitazione/residenza raggiunta? 
Il Dpcm del 26 aprile 2020 consente lo spostamento fra Regioni diverse esclusivamente nei casi in cui ricorrano: comprovate esigenze lavorative o assoluta urgenza o motivi di salute. Pertanto, una volta che si sia fatto rientro presso il proprio domicilio/abitazione/residenza anche provenendo da un’altra Regione (come consentito a partire dal 4 maggio 2020), non saranno più consentiti spostamenti al di fuori dei confini della Regione in cui ci si trova, qualora non ricorra uno dei motivi legittimi di spostamento più sopra indicati.
Quali sono le regole per gli spostamenti da e per l'estero?
Per le informazioni relative agli spostamenti da e per l'estero, si consiglia di consultare il sito del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
In particolare nella sezione “INFORMAZIONI dalle Ambasciate e dai Consolati” sono presenti varie pagine che contengono informazioni utili sui collegamenti con l'Italia, sulla normativa locale e sulle attività per agevolare il rimpatrio. Si suggerisce di consultare la pagina relativa alla Rappresentanza nel Paese di vostro interesse: troverete spesso le informazioni che cercate. 
Elenco non esaustivo in aggiornamento
UNIONE EUROPEA, EUROPA EXTRA UE, AFRICA, MEDIO ORIENTE, AMERICHE, ASIA E OCEANIA


PUBBLICI ESERCIZI E ATTIVITÀ COMMERCIALI

Quali negozi e servizi sono aperti?
ll Dpcm 26 aprile 2020 individua negli allegati 1 e 2 le attività commerciali consentite a partire dal 4 maggio 2020. Le misure sono valide fino al 17 maggio.


Quali sono le regole a cui devono attenersi i commercianti e i gestori degli esercizi commerciali che sono aperti?
Le regole sono indicate all’allegato 5 del Dpcm 26 aprile 2020. Fra queste vi è il mantenimento, in tutte le attività, del distanziamento sociale e la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura. È inoltre obbligatorio far rispettare le misure anticontagio, come l’ingresso uno alla volta nei piccoli negozi e l’accesso regolamentato e scaglionato nelle strutture di più grandi dimensioni, l’uso di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso per i clienti dei supermercati, da mettere a disposizione vicino alle casse e ai sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, percorsi diversi per entrate e uscite.


I negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità e che quindi sono temporaneamente chiusi al pubblico, possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio?
Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio - lo stesso esercente o una cd. piattaforma - deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro. È consentita anche la vendita di ogni genere merceologico, se effettuata per mezzo di distributori automatici.

Sono sospese le attività di somministrazione di alimenti e bevande, anche artigianali, che effettuano il consumo sul posto, o la preparazione di pasti a portar via (c.d. “take-away”, quali, per esempio, rosticcerie, piadinerie, friggitorie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio senza posti a sedere)?
Sì, le attività di somministrazione di alimenti e bevande sono sospese, fatta tuttavia eccezione per gli esercizi che effettuano la consegna a domicilio o il servizio da asporto. Il servizio di consegna a domicilio deve comunque svolgersi nel rispetto dei requisiti igienico-sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto, evitando che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro. Lo stesso dicasi per la vendita da asporto dei prodotti alimentari (per es. coni gelato, cappuccini e tranci di pizza, etc.) che non potranno essere consumati nell’esercizio né in prossimità dello stesso, per evitare assembramenti. Per tali ragioni, e per fare rispettare la distanza interpersonale di un metro, è possibile per i rivenditori dotarsi di un bancone per la consegna della merce all’ingresso dell’esercizio, o altrimenti contingentare l’accesso nell’esercizio al fine di far rispettare la predetta distanza interpersonale di sicurezza.


Le concessionarie di autoveicoli potranno riaprire il 4 maggio?
Sì. L’allegato 3 del DPCM prevede espressamente che, dal 4 maggio, potrà riprendere l'attività del codice ateco 45 e delle relative sottocategorie, tra cui rientra il codice 45.1 relativo al “Commercio di autoveicoli”.
E' quindi consentito recarsi da un concessionario per acquistare un veicolo, fare un tagliando, effettuare cambio pneumatici e altre attività di manutenzione. 


Ho un sito per la vendita di prodotti online. Posso continuare l’attività di vendita?
Sì, l’attività di commercio di qualsiasi prodotto effettuata online ovvero mediante altri canali telematici è sempre consentita alla luce della disciplina per gli esercizi commerciali prevista dall’allegato 1 del Dpcm 26 aprile 2020, nonché dell’inclusione dei codici Ateco dei servizi postali, vettori e corrieri tra quelli eccettuati dalla chiusura dell’attività.

 


CANTIERI


I cantieri rimangono aperti?
Sì. Al riguardo, occorre precisare che l’allegato 3 al Dpcm del 26 aprile 2020 richiama la categoria “ingegneria civile”, identificata con il codice Ateco 42 all’interno della quale rientrano, a titolo esemplificativo, le attività costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali, costruzione di linee ferroviarie e metropolitane, costruzione di ponti e gallerie, costruzione di opere di pubblica utilità per il trasporto di fluidi, costruzione di opere di pubblica utilità per l’energia elettrica e le telecomunicazioni, le costruzione di opere idrauliche e il completamento di alloggi popolari. Il 24 aprile 2020 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha condiviso con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Anci, Upi, Anas S.p.a., R.F.I., ANCE, Alleanza delle cooperative, Feneal-Uil, Filca-CISL e Fillea-CGIL un apposito protocollo di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 nei cantieri edili, costituente l’Allegato 7 al Dpcm.

 

UTILIZZO DI DPI E MASCHERINE, SANIFICAZIONE

Cosa indica il nuovo Protocollo sulla sicurezza in merito all’uso delle mascherine in azienda?

La nuova prescrizione, come di seguito riportata, torna sul tema dell’obbligo di utilizzo dei dispositivi solo in determinate condizioni sulla base della valutazione dei rischi che deve tenere quindi conto delle mansioni e delle relative attività svolte. Quando esiste condivisione di spazi comuni, senza più distinguere i casi di distanziamento inferiore ad 1 metro, prevede l’uso di una mascherina chirurgica ritenuta equivalente ai DPI, con caratteristiche di marcatura CE o equivalente con produzione in deroga ed autorizzata dall’ Istituto Superiore di Sanità. Questo il livello minimo di mascherina a cui può sostituirsi un DPI marcato o prodotto in deroga come autorizzato da INAIL. 
Nello specifico il nuovo paragrafo cita: “nella declinazione delle misure del Protocollo all’interno dei luoghi di lavoro sulla base del complesso dei rischi valutati e, a partire dalla mappatura delle diverse attività dell’azienda, si adotteranno i DPI idonei. È previsto, per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni, l’utilizzo di una mascherina chirurgica, come del resto normato dal DL n. 9 (art. 34) in combinato con il DL n. 18 (art 16 c. 1)”.
In relazione alla gestione delle persone sintomatiche in azienda si indica che “il lavoratore al momento dell’isolamento, deve essere subito dotato ove già non lo fosse, di mascherina chirurgica”.

 

Che differenza c’è tra la pulizia e la sanificazione e quali sono le frequenze obbligatorie per le due attività?
Ai sensi del Protocollo sulla sicurezza per il contenimento del contagio sottoscritto dalle Parti Sociali lo scorso 14 marzo 2020 e successivamente integrato il 24 aprile 2020, la pulizia deve avvenire giornalmente mentre la sanificazione periodicamente. La frequenza del termine periodico dipende da caso a caso è diviene urgente ed indispensabile in particolare nei casi di registrazione di un caso di positività. La distinzione tra semplice pulizia e sanificazione e disinfezione è legata soprattutto, nel caso di sanificazione, al prodotto utilizzato con potere biocida o comunque disinfettante che non necessariamente hanno tutti i prodotti detergenti per la pulizia. 
Si definisce quindi sanificazione l’insieme di quei  procedimenti ed operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o disinfezione e/o di disinfestazione. 


Quali prodotti devono essere usati per la pulizia e sanificazione?
La circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della salute cita tra i prodotti da utilizzare per la pulizia, l’acqua e comuni detergenti. Per la sanificazione (decontaminazione) si raccomanda l’uso di ipoclorito di sodio (noto come candeggina, varichina, conegrina, etc.) allo 0,1 % dopo la pulizia. Per le superfici che possono essere danneggiate dall’ipoclorito dio sodio, utilizzare etonolo al 70% dopo pulizia con un detergente neutro. Durante le operazioni di pulizia con prodotti chimici occorre garantire la ventilazione dei locali.
I tessuti devono essere sottoposti ad un ciclo di lavaggio con acqua calda a 90° e detergente. Qualora non  sia possibile il lavaggio a 90° per le caratteristiche del tessuto, addizionare il ciclo di lavaggio con candeggina o prodotti a base di ipoclorito di sodio.

 

Quando deve essere eseguita la sanificazione in azienda?
L’azienda deve assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago. Inoltre nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dei suddetti secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute nonché alla loro ventilazione.
L’attività di sanificazione è oggetto di numerosi dubbi interpretativi sulla reale natura, frequenza e modalità di esecuzione da parte di personale qualificato.
Il dubbio riguarda in particolare il periodismo per tutte le imprese che non hanno registrato casi di positività e spesso sono rimaste chiuse subito dal 22 marzo in poi. Il nuovo paragrafo precisa, seppur nell’indeterminatezza della corretta individuazione di aree geografiche a maggiore endemia o nelle aziende in cui si sono registrati casi sospetti di COVID-19, oltre che nei casi accertati di positività, che vige un obbligo alla riapertura di sanificazione straordinaria degli ambienti (in aggiunta alle normali attività di pulizia), delle postazioni di lavoro e delle aree comuni come definito nella circolare 5443 del 22 febbraio 2020.

COME MI DEVO COMPORTARE CON I RIFIUTI DERIVANTI DALL’UTILIZZO DI GUANTI E MASCHERINE IMPIEGATI PER LA PROTEZIONE DA CORONA VIRUS?
Distinguiamo 2 possibili casistiche:

  1. DPI (es. guanti e mascherine) utilizzati all’interno di attività economiche produttive per la tutela da COVID-19: la Regione Piemonte ha indicato, con apposita circolare, che i suddetti rifiuti devono essere assimilati agli urbani ed in particolare devono essere conferiti nel rifiuto indifferenziato al fine della raccolta da parte del soggetto gestore del servizio rifiuti; si consiglia, inoltre, in coerenza con le indicazioni dell’ISS, di chiudere  a scopo cautelativo, in doppio sacchetto, il rifiuto indifferenziato.
    Con le medesime modalità devono essere smaltiti anche i rifiuti di DPI generati dalle operazioni di pulizia e sanificazione

  2. DPI (es. guanti e mascherine) impiegati da un sospetto caso di COVID-19 e dai suoi contatti stretti in ambiente di lavoro: in caso di lavoratore che dovesse avvertire, in Azienda, i primi sintomi da COVID-19 si consiglia, in accordo con la circolare 5443 del 22 febbraio 2020, che cita che i rifiuti debbano essere trattati ed eliminati come materiale infetto di categoria B (UN3291), di provvedere allo smaltimento con il codice CER 18.01.03 e la frase di pericolo HP9.
    Con le medesime modalità devono essere smaltiti anche i rifiuti di DPI generati dalle operazioni di pulizia e sanificazione di ambienti dove erano presenti casi sospetti di COVID-19; la suddetta circolare cita infatti al paragrafo “pulizia di ambienti non sanitari” che, dopo l’uso, i DPI monouso vanno smaltiti come materiale potenzialmente infetto

 

FORMAZIONE

Quali sono le modalità per eseguire correttamente la formazione in materia di salute e sicurezza durante l’emergenza in atto?

Il Gruppo Tecnico Interregionale Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro ha elaborato delle indicazioni sulla Formazione a distanza tramite la modalità VIDEOCONFERENZA IN MODALITÀ SINCRONA. In sintesi le attività formative organizzate con le modalità della videoconferenza sincrona devono ritenersi equiparate a tutti gli effetti alla formazione in presenza e quindi sono idonee a soddisfare gli adempimenti formativi in materia di salute e sicurezza in questo periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 , fatte salve le caratteristiche tecniche necessarie per garantire l’identificazione dei partecipanti, la tracciabilità delle attività formative, la costante interazione in tempo reale tra discenti e docente e la verifica dell'apprendimento, che deve essere individuale. I soggetti erogatori, su eventuale richiesta degli organi di vigilanza competenti, dovranno rendere disponibili le credenziali di accesso ai corsi. 
La modalità di collegamento a distanza in videoconferenza non si applica ai moduli formativi che prevedono addestramento pratico (quale, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la parte pratica dei corsi per addetti al primo soccorso).

Non esistendo una definizione normativa della “videoconferenza”, si può fare riferimento alla Circolare Ministero dell’Interno - Dipartimento dei vigili del fuoco del 22 giugno 2016 che la definisce nel seguente modo:
Streaming sincrono (videoconferenza): è un evento formativo, veicolato attraverso supporto multimediale,
che prevede la compresenza temporale di discenti e docenti, che interagiscono tra loro tramite un mezzo di comunicazione (modalità sincrona), presso più sedi individuate dal Soggetto Organizzatore, che provvede direttamente alla gestione delle presenze.

Il Protocollo sulla sicurezza sottoscritto il 14 marzo 2020, integrato il 24 aprile 2020, fra il Governo e le parti sociali prevede che siano sospesi e annullati tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità in aula, anche obbligatoria, anche se già organizzati e che, qualora l’organizzazione aziendale lo permetta, la formazione sia effettuata a distanza, anche per i lavoratori in smart work.
Per quanto riguarda l’aggiornamento della formazione il succitato Protocollo prevede che il mancato completamento dell’aggiornamento non comporti l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione (a titolo esemplificativo: l’addetto all’emergenza, sia antincendio, sia primo soccorso, può continuare ad intervenire in caso di necessità; il carrellista può continuare ad operare come carrellista). L’aggiornamento dovrà essere completato, al termine dell’emergenza, come da modalità stabilite dalla disciplina di riferimento.


FISCO E TRIBUTI

  1. EMISSIONE DELLA FATTURA IN PRESENZA DI ATTIVITÀ PER LE QUALI È STATA DISPOSTA LA CHIUSURA
    Tra gli adempimenti tributari sospesi rientra anche quello dell’emissione delle fatture?
    La fattura immediata è emessa entro dodici giorni dall'effettuazione dell'operazione determinata ai sensi dell'articolo 6 del DPR 633/1972. Per le cessioni di beni la cui consegna risulti dai d.d.t. (documenti di trasporto), può essere emessa una fattura differita entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione per tutte le consegne effettuate nello stesso mese solare nei confronti dello stesso soggetto. La fattura è destinata alla controparte contrattuale ed è funzionale all’esercizio di alcuni diritti fiscalmente riconosciuti (si pensi alla detrazione dell’IVA o alla deducibilità dei costi da parte del cessionario/committente); l’emissione delle fatture non è un adempimento annoverabile tra quelli attualmente sospesi.
     

  2. DOCUMENTO DI TRASPORTO
    È possibile ritenere che, in presenza di fattura elettronica, non vi sia obbligo di emettere documenti di trasporto?

    I d.d.t. sono i documenti principali su cui poggia l’emissione delle fatture cosiddette “differite”, ossia emesse entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni in esse dettagliate ai sensi dell’articolo 21, comma 4, lettera a), del D.P.R. n. 633. Tuttavia, i d.d.t. non devono necessariamente viaggiare insieme ai beni in essi individuati, potendo, secondo le esigenze aziendali, “essere spediti nel giorno in cui è iniziato il trasporto dei beni oltre che tramite servizio postale, anche a mezzo corriere oppure tramite gli strumenti elettronici già richiamati nel paragrafo 2.1 della predetta circolare n. 225/E [ossia «tramite sistemi informativi … che consentono la materializzazione di dati identici presso l’emittente e il destinatario” come indicato nella circolare 249/1996.
     

  3. OBBLIGHI INTRODOTTI IN MATERIA DI RITENUTE E COMPENSAZIONI IN APPALTI E SUBAPPALTI DALL’ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE N. 124 DEL 2019
    Come agisce la sospensione con riferimento agli adempimenti di cui all’articolo 17-bis del d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, introdotto dall’articolo 4, decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124?

    Gli articoli 61 e 62 del Decreto prevedono la sospensione dei versamenti delle ritenute alla fonte di cui agli articoli 23 e 24 del DPR 600/1973, rispettivamente per le seguenti categorie di contribuenti:
    -    per i soggetti elencati all’articolo 61, commi 2 e 3 del Decreto e all’articolo 8, comma 1, del D.L. 9/2020;
    -    per soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge (articolo 62, comma 2 del Decreto);
    -    per i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nei comuni individuati nell'allegato 1 al DPCM del 1° marzo 2020 (articolo 62, comma 4 del Decreto). 
    Solo per le predette categorie di soggetti risultano sospesi gli obblighi di versamento e conseguentemente sono sospesi i controlli previsti a carico del committente in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti dall’articolo 17-bis del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, introdotto dall’articolo 4 del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124. Ciò in quanto i predetti controlli da parte del committente sono strettamente connessi ai versamenti delle ritenute da parte dell’appaltatore, sospesi in virtù di quanto sopra rappresentato. 
    In tale evenienza, nel caso in cui, alla data stabilita dal comma 2 dell’articolo 17-bis, sia maturato il diritto a ricevere i corrispettivi dall'impresa appaltatrice o affidataria o subappaltatrice, il committente non ne deve sospendere il pagamento.
    I controlli a carico del committente e, quindi, l’obbligo di sospendere il pagamento dei corrispettivi, come previsto dal comma 3 del medesimo articolo 17-bis in caso di inadempimento o non corretto adempimento dell’impresa appaltatrice o affidataria o subappaltatrice, riprenderanno, pertanto, dal momento del versamento o dall’omesso versamento delle ritenute alle scadenze previste dai predetti articoli 61 e 62 del Decreto
     

  4. REGISTRO
    Tra gli adempimenti sospesi può rientrare l’assolvimento dell’obbligo di registrazione in termine fisso, previsto dall’articolo 5 del DPR 131/1986 (registrazione degli atti Privati in Termine fisso, Atti Pubblici e Scritture private autenticate, sia in modalità cartacea, sia telematica)?

    Si ritiene che tra gli adempimenti tributari sospesi possa rientrare anche l’assolvimento dell’obbligo di registrazione in termine fisso, previsto dall’articolo 5 del DPR 131/1986 (Testo Unico dell’imposta di registro o TUR). Si ricorda che, in base all’articolo 10 del Testo Unico dell’imposta di registro (TUR) sono obbligati, poi, a richiedere la registrazione:
    a.    le parti contraenti per le scritture private non autenticate, per i contratti verbali e per gli atti pubblici e privati formati all'estero nonché i rappresentanti delle società o enti esteri, ovvero uno dei soggetti che rispondono delle obbligazioni della società o ente, per le operazioni di cui all'articolo 4 del TUR;
    b.    i notai, gli ufficiali giudiziari, i segretari o i delegati della PA e gli altri pubblici ufficiali per gli atti da essi redatti, ricevuti o autenticati. Pertanto, al fine di evitare disparità di trattamento, la predetta sospensione rileva a prescindere dalla circostanza che la registrazione degli atti pubblici, delle scritture private autenticate e di quelle prive dell’autentica avvenga in forma cartacea o secondo modalità telematiche
     

  5. ESERCIZIO DI PIÙ ATTIVITÀ NELL’AMBITO DELLA STESSA IMPRESA
    L’articolo 8, comma 1, del D.L. 9/2020, ha disposto la sospensione, dal 17 marzo al 30 aprile 2020, dei termini relativi ai versamenti delle ritenute alla fonte di cui agli articoli 23 e 24 del D.P.R. 600/1973, nonché di quelli relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e turismo e i tour operator, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato. Detta sospensione è stata estesa dall’articolo 61 del Decreto, ad ulteriori categorie di soggetti che svolgono le attività elencate alle lettere da a) a r) del comma 2 del medesimo articolo. A tal riguardo, come opera la sospensione qualora un soggetto eserciti più attività nell'ambito della stessa impresa e solo una o una parte di dette attività rientri nei settori elencati dal citato articolo 61?
    Come chiarito dalla relazione illustrativa al D.L. 18/2020, l’articolo 61 ha, quale finalità, quella di “sostenere ulteriormente i settori maggiormente colpiti dall’emergenza epidemiologica in atto”. Tenuto conto, quindi, di detto fine agevolativo, per poter beneficiare della sospensione disposta dall’articolo in esame, è necessario che le attività rientranti tra quelle oggetto di sospensione siano svolte in maniera prevalente rispetto alle altre esercitate dalla stessa impresa (intendendosi per tali quelle da cui deriva, nell’ultimo periodo d’imposta per il quale è stata presentata la dichiarazione, la maggiore entità dei ricavi o compensi).
     

  6. CREDITO D’IMPOSTA PER NEGOZI E BOTTEGHE - PAGAMENTO DEL CANONE PATTUITO
    L’articolo 65 del Decreto prevede testualmente che il credito è riconosciuto “nella misura del 60 per cento dell'ammontare del canone di locazione di marzo 2020”. Quindi, letteralmente, sembrerebbe spettare in relazione al canone pattuito senza necessità di verifica dell'eventuale pagamento del medesimo; peraltro, la relazione tecnica ha effettuato la stima sulla base dei contratti registrati che riportano il canone pattuito. Si chiede, in proposito, di chiarire se il credito d’imposta in esame previsto dall’articolo 65 del Decreto matura in relazione al canone di affitto pattuito indipendentemente dal pagamento del medesimo?
    L’agevolazione in esame ha la finalità di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica nei confronti dei soggetti esercitanti attività d’impresa nell’ambito della quale risulta condotto in locazione un immobile in categoria catastale C/1. Ancorché la disposizione si riferisca, genericamente, al 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, la stessa ha la finalità di ristorare il soggetto dal costo sostenuto costituito dal predetto canone, sicché in coerenza con tale finalità il predetto credito maturerà a seguito dell’avvenuto pagamento del canone medesimo.

ASPETTI LEGALI
 

  1.  Una volta effettuata la Comunicazione di cui all’art. 1, lettera d) D.P.C.M. 22 marzo 2020 devo attendere la risposta del Prefetto per proseguire l’attività?
    No. Come specificato dalla Circolare 23 marzo 2020  “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19” il meccanismo delineato dal decreto  in  argomento non  introduce  una  forma  di  preventiva autorizzazione da parte di codeste Autorità ma, in un’ottica di snellimento e  semplificazione delle procedure, legittima la prosecuzione delle attività di cui trattasi sino all’adozione di una eventuale sospensione.
     

  2. Nel caso in cui la Prefettura dovesse ritenere non legittima la prosecuzione dell’attività effettuata con la Comunicazione di cui all’art.1, lettera d) D.P.C.M. 22 marzo 2020, cosa può succedere?
    In primo luogo alla Prefettura è riconosciuto il potere di sospendere l’attività che si sta proseguendo. Inoltre ai sensi dell’art. 15 del D.L. 14/2020 il Prefetto potrà procedere con la comminazione di una sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima sulla base della Legge 689/81. 

 
 
 
 
 
 
 
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